Quando la banca congela i conti: prime azioni

La gestione burocratica dopo un lutto è spesso più complessa del previsto. Quando una banca viene a conoscenza del decesso di un correntista, la procedura standard prevede il blocco cautelativo di tutti i rapporti intestati al defunto: conti correnti, libretti di risparmio, titoli e carte di credito. Questo avviene per tutelare il patrimonio ereditario e garantire che venga distribuito correttamente agli aventi diritto.

Per i familiari, trovarsi con i fondi “congelati” può rappresentare un problema immediato, specialmente se su quel conto transitavano stipendi, pensioni o utenze domestiche, e se si necessita di liquidità per pagare il funerale.

La prima cosa da sapere è che il blocco non è una sanzione, ma una misura di sicurezza. Tuttavia, non sempre è necessario attendere la conclusione dell’intero iter successorio per accedere alle somme, specialmente se l’eredità è modesta e non comprende beni immobili. A Roma, come nel resto d’Italia, esistono procedure specifiche per lo sblocco rapido in casi di esonero dall’obbligo di dichiarazione di successione.

I requisiti per lo sblocco senza successione

Non tutti i casi richiedono la presentazione della dichiarazione di successione all’Agenzia delle Entrate per poter svincolare le somme in banca. La legge italiana (D.Lgs. 346/1990) prevede casi specifici di esonero.

Si può procedere allo sblocco conto corrente defunto senza successione quando si verificano contemporaneamente queste due condizioni:

  • L’attivo ereditario ha un valore complessivo non superiore a 100.000 euro.

  • L’eredità non comprende beni immobili (case, terreni) o diritti reali immobiliari (usufrutto, uso, abitazione).

Se rientrate in questa casistica, gli eredi (il coniuge e i parenti in linea retta) non sono obbligati a presentare la dichiarazione fiscale di successione. Per la banca, questo significa che la procedura di svincolo sarà più snella, basandosi su una documentazione sostitutiva che attesti l’assenza di obblighi fiscali pendenti.

Documenti fondamentali da presentare in banca

Per avviare la pratica di sblocco, è necessario recarsi presso l’istituto di credito dove il defunto aveva il conto. Anche se ogni banca può avere moduli interni specifici, la documentazione base richiesta è standardizzata per legge.

Ecco la lista dei documenti essenziali:

  • Certificato di morte: rilasciato dal Comune (a Roma si richiede all’Ufficio Anagrafe o tramite i servizi online del portale capitolino).

  • Dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà: questo è il documento chiave. Deve elencare chi sono gli eredi legittimi e attestare che non vi è testamento (o citare il testamento se presente). Deve essere autenticata in Comune o da un notaio.

  • Modello di esonero (o Modello 4): una dichiarazione in cui gli eredi, sotto la propria responsabilità, affermano di rientrare nei casi di esonero dall’obbligo di successione (patrimonio sotto i 100k e assenza di immobili).

  • Documenti di identità e codici fiscali: di tutti gli eredi.

In alcuni casi, la banca potrebbe richiedere un “certificato di espletamento pratiche fiscali” o una copia del modello presentato all’Agenzia delle Entrate se l’importo è borderline, ma nel caso di esonero puro, la dichiarazione sostitutiva è solitamente sufficiente.

La dichiarazione sostitutiva di atto notorio

Approfondiamo questo documento, poiché è il fulcro dello sblocco senza successione. La dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà è un documento in cui un erede dichiara, davanti a un pubblico ufficiale, chi sono gli aventi diritto all’eredità.

Per essere valida agli occhi della banca, la firma deve essere autenticata. A Roma, questo servizio viene erogato presso i Municipi o presso le cancellerie del Tribunale, oltre che dai notai. Nel documento bisogna specificare:

  1. Dati anagrafici del defunto.

  2. Data e luogo del decesso.

  3. L’inesistenza di altri eredi oltre a quelli citati.

  4. L’inesistenza di cause di indegnità a succedere.

  5. Se esiste o meno un testamento.

Senza questo atto, la banca non può assumersi la responsabilità di liquidare le somme a un soggetto piuttosto che a un altro, rischiando rivalse future da parte di eredi “dimenticati”.

Conto corrente cointestato: regole di operatività

La situazione cambia notevolmente se il conto corrente era cointestato, ad esempio tra marito e moglie o tra genitore e figlio. Qui la discriminante fondamentale è il tipo di firma: congiunta o disgiunta.

Conto a firma disgiunta Se il conto prevedeva la facoltà per i cointestatari di operare autonomamente (firma disgiunta), il cointestatario superstite ha tecnicamente il diritto di continuare a operare sul conto, ma solo per la sua quota di proprietà (presunta al 50%). Tuttavia, molte banche tendono a bloccare l’intero conto in via cautelativa fino alla verifica degli eredi. La giurisprudenza recente e l’Arbitro Bancario Finanziario hanno chiarito che la banca dovrebbe permettere al cointestatario di prelevare la propria quota (il 50%), bloccando solo la metà di pertinenza del defunto che andrà in successione.

Conto a firma congiunta Se era necessaria la firma di entrambi per operare, il conto viene bloccato integralmente al momento del decesso. Nessuna operazione sarà possibile finché tutti gli eredi non saranno identificati e non firmeranno congiuntamente lo svincolo insieme al cointestatario superstite.

Pagamento delle spese funebri dal conto bloccato

Questa è una delle domande più frequenti che riceviamo in Funeral Srl dalle famiglie romane che assistiamo. È possibile pagare il funerale prelevando dal conto del defunto, anche se questo è bloccato?

La risposta è quasi sempre sì, ma dipende dalla policy della singola banca. Molti istituti di credito permettono, prima ancora dello sblocco formale dell’eredità, di prelevare la somma necessaria per saldare la fattura dell’agenzia funebre. Per farlo è necessario:

  • Portare in banca la fattura emessa dall’impresa funebre intestata al defunto (o a un erede per conto del defunto).

  • Richiedere l’emissione di un assegno circolare o un bonifico diretto a favore dell’agenzia funebre.

Questo meccanismo è molto utile perché evita agli eredi di dover anticipare somme ingenti di tasca propria in un momento di difficoltà. In Funeral Srl, supportiamo le famiglie fornendo la documentazione fiscale necessaria con la massima tempestività proprio per facilitare questo passaggio.

Titoli di stato e investimenti: gestione post-mortem

Oltre alla liquidità sul conto corrente, spesso il patrimonio comprende titoli di Stato, azioni o fondi di investimento. Anche in assenza di obbligo di successione (perché sotto i 100.000€ e senza immobili), la gestione di questi strumenti richiede attenzione.

I titoli di Stato (BOT, BTP) e i Buoni Fruttiferi Postali godono di un trattamento fiscale privilegiato: non rientrano nell’imponibile dell’imposta di successione. Tuttavia, per trasferire la titolarità agli eredi o per liquidarli, la banca richiederà la stessa documentazione prevista per il conto corrente (certificato di morte e atto notorio).

Se gli eredi decidono di vendere i titoli prima della scadenza, il controvalore in denaro confluirà nel conto corrente (che deve essere sbloccato per essere diviso). Se invece decidono di mantenerli, sarà necessario aprire un dossier titoli intestato agli eredi dove trasferire gli strumenti finanziari.

Cassette di sicurezza: una procedura distinta

Se il defunto era titolare di una cassetta di sicurezza, lo sblocco conto corrente non sblocca automaticamente anche la cassetta. La procedura qui è più rigida.

L’apertura della cassetta di sicurezza dopo la morte deve avvenire alla presenza di un funzionario dell’Agenzia delle Entrate o di un notaio, che redigerà l’inventario del contenuto. Anche se si rientra nei casi di esonero dalla successione, il contenuto della cassetta va inventariato per stabilire se il suo valore, sommato al resto, fa superare la soglia dei 100.000 euro, facendo così scattare l’obbligo di dichiarazione fiscale. È un passaggio che va pianificato con cura per evitare sanzioni.

Tempi medi per lo svincolo delle somme

Quanto tempo passa dalla presentazione dei documenti all’effettiva disponibilità del denaro? Non esiste una risposta univoca, ma possiamo fornire delle stime basate sull’esperienza quotidiana.

Se la documentazione è completa (incluso l’atto notorio e la verifica dell’assenza di obblighi fiscali), le banche impiegano mediamente dai 15 ai 30 giorni lavorativi per completare le verifiche interne, calcolare gli interessi maturati fino alla data del decesso e liquidare le somme.

Ritardi possono verificarsi se:

  • Ci sono discordanze anagrafiche nei documenti.

  • Vi è disaccordo tra gli eredi (la banca richiede istruzioni congiunte per la liquidazione).

  • Il conto presenta situazioni debitorie (mutui, prestiti) che vanno compensate con l’attivo.

Il ruolo dell’agenzia funebre nella burocrazia

In un momento di dolore, doversi occupare di atti notori, uffici comunali e banche è un peso notevole. Sebbene l’agenzia funebre non possa sostituirsi legalmente agli eredi nei rapporti bancari (per questioni di privacy e titolarità), un partner professionale come Funeral Srl svolge un ruolo cruciale di supporto e orientamento.

Il nostro compito va oltre l’organizzazione della cerimonia:

  • Forniamo immediatamente i certificati di morte in più originali (necessari per banca, INPS, utenze).

  • Consigliamo professionisti affidabili (notai o patronati a Roma) per la redazione della dichiarazione di successione o dell’atto notorio.

  • Strutturiamo la fatturazione del servizio funebre in modo da renderla facilmente liquidabile dalla banca o detraibile fiscalmente dagli eredi.

Scegliere un’agenzia strutturata significa avere un alleato che conosce le insidie burocratiche e vi aiuta a superarle senza stress aggiuntivo.

Domande frequenti (Q&A)

Posso prelevare con il bancomat del defunto dopo il decesso? No. Anche se si conosce il PIN, utilizzare il bancomat dopo la morte del titolare è un illecito civile e, in certi casi, penale (appropriazione indebita). Ogni movimento effettuato dopo la data del decesso verrà tracciato e dovrà essere restituito alla massa ereditaria.

Cosa succede se gli eredi non trovano un accordo? La banca non può agire da giudice. Se gli eredi non firmano congiuntamente la richiesta di chiusura e liquidazione del conto, le somme rimangono congelate a tempo indeterminato, finché non si raggiunge un accordo o non interviene una sentenza del giudice.

L’imposta di bollo sul conto si paga anche da bloccato? Sì, le spese di tenuta conto e l’imposta di bollo continuano a maturare fino alla chiusura definitiva del rapporto. Per questo è interesse degli eredi procedere allo sblocco il prima possibile.

Il conto va per forza chiuso o si può cambiare intestazione? Di norma, i conti correnti intestati esclusivamente al defunto vengono chiusi e il saldo trasferito agli eredi tramite bonifico o assegno. Solo in caso di conto cointestato è possibile che il superstite mantenga attivo il rapporto, che diventa a intestazione singola (previa “volturazione” o apertura di un nuovo rapporto tecnico, a seconda della banca).